mercoledì 12 febbraio 2020

Ultima edizione


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Sabato 15  febbraio 2020 l'Ultimo Giorno è andato in scena per l'ultima volta.
Presso l'Arteficio, il centro artistico e culturale nato nel maggio del 2017 e operante per la divulgazione delle arti come strumento di integrazione sociale e culturale ove si esibiscono numerosi musicisti e attori, pittori e artisti di grande talento, è andato in scena il nostro reading nell'edizione conclusiva.

Con me sul palco ci sono stati Vita Respina che ha interpretato il ruolo di una donna ferita ma non vinta, Sasca Malabaila che ha cantato versioni acustiche di brani di Simon & Garfunkel, Elton John, Diana Krall e Mercedes Sosa e Mauro Legovich cui è stato affidato l'accompagnamento musicale al testo con il suo magico sassofono e il flauto traverso. Le scenografie affidate a Maura Scalenghe i cui quadri, proiettati sullo sfondo, hanno commentato la narrazione creando un'atmosfera surreale e Moreno Stefanini ha curato con precisione la regia luci e audio.

L'avventura de "L'ultimo giorno" cominciò il 10 novembre 2018 presso il Teatrino Ridò, proseguì presso il Piccolo Teatro Comico di via Mombarcaro il 24 marzo 2019 per approdare al Teatro Dravelli di Moncalieri il 25 ottobre scorso. Ad ogni edizione è cambiato qualcosa: la prima fu la lettura del romanzo solo da parte mia come autore e regista dello spettacolo, nella seconda edizione riscrissi il testo dall'imperfetto al presente indicativo, la terza edizione fu caratterizzata dall'ingresso nel cast di Vita Respina che curò il ruolo femminile ed infine sabato 15 febbraio 2020 si unì Mauro Legovich con il supporto musicale affidato al sax contralto e al flauto traverso.

Non sono previste ulteriori rappresentazioni dell'evento anche se nulla è definitivo nel teatro. Abbiamo incontrato un pubblico che tutte le volte ha espresso la sua approvazione per un format, quello della lettura interpretativa, che non gode di un'ampia diffusione purtroppo.

A questo pubblico va il nostro grazie e il mio in particolare, mai avrei immaginato nell'estate 2011, quando scrissi il romanzo breve a puntate su Facebook, di portarlo sul palcoscenico ottenendo così tanti consensi.

Ci vedremo di nuovo in scena con altre idee e nuovi progetti.
A presto

Giuseppe Izzinosa

domenica 19 gennaio 2020

Le emozioni

Al teatro Dravelli siamo stati bene, pochi dobbiamo ammettere, ma siamo stati bene.
Il pubblico ha partecipato e le emozioni erano intense.
L'ingresso di Vita Respina nel cast ha reso più profonde le emozioni e gli scambi sul palco non sono stati solo simbolici, ma ogni parte dei dialoghi assumeva una sua "tridimensionalità" che ha contribuito a rendere più coinvolgente la storia.

Il giorno dopo le emozioni, le nostre questa volta, vanno a mille quando riceviamo questo messaggio di Michele, uno spettatore che ci ha ripagati con queste parole:

"Serata a Teatro

Ieri sera, in una Moncalieri ancora calda ho potuto assistere, al teatro Dravelli, ad una rappresentazione scritta e interpretata da Giuseppe Izzinosa. Affiancata nella lettura da Vita Respina , abile nel ruolo di compagna, intervallati, nei lori dialoghi, dalla brava cantante Sasca Malabaila. A dar vita ai testi letti sullo sfondo si alternavano, sapientemente, i dipinti di Maura Scalenghe , luci e audio manovrati da un attento Moreno Stefanini.
Sono rimasto molto colpito dalla bravura di Giuseppe sia nella stesura dei testi, piaciuti moltissimo, che dalla sua interpretazione, altrettanto bella.
La sua interpretazione è stata molto reale e avvincente tanto che l’attenzione era totale non perdendomi neanche una parola. Una introspezione, quella di Giuseppe, veritiera e accattivante nel suo scorrere, dove facilmente tutti vi ci possiamo immedesimare, facendola nostra tutta o in parte. Una introspezione che chiude il cerchio dando allo spettatore la facoltà di scegliere un finale continuando sulla strada di un sogno che rincorre la realtà o se invece la realtà non è altro che un sogno che tutti noi volessimo si realizzasse. Insomma, un’ora e mezza spesi per trovare una “ PERLA “ in quel di Moncalieri, al teatro Dravelli.
La “ PERLA “ Giuseppe Izzinosa.

Un grazie di cuore, Miki"

Non ci sono altre parole se non un grazie a te Miki!

lunedì 12 agosto 2019

Stiamo tornando!

Mentre sotto l'ombrellone state gustando una caipirinha (i più fortunati) o una tachipirina ( i meno), noi stiamo tramando e ordendo il ritorno de "L'ultimo giorno".

Venerdì 25 ottobre alle ore 21 saremo di nuovo in scena al 
TEATRO DRAVELLI di MONCALIERI

Avremo novità, lo spettacolo si rinnova in continuazione, dopo la trasformazione del testo a marzo ora la figura femminile ha un volto: Vita Respina! Ma non è solo questo che bolle in pentola! Venite a vedere lo spettacolo e scoprirete interessanti novità.
Il teatro, a pochi passi dal complesso dell'Italia '61 a Torino ma già in territorio di Moncalieri è una sala che può ospitare anche un centinaio di posti e siamo intenzionati a riempirlo!



Vi aspettiamo numerosi!

Giuseppe Izzinosa
Sasca Malabaila
Maura Scalenghe
Vita Respina
Moreno Stefanini

martedì 26 marzo 2019

Di nuovo in scena!

Domenica 24 marzo 2019 alle ore 17 siamo tornati in scena presso il Piccolo Teatro Comico di Torino.

Il pubblico numeroso ha apprezzato lo spettacolo e ha premiato le modifiche apportate di cui la principale consiste nel passaggio dall'imperfetto al presente nella narrazione, poi la riduzione dell'uso di aggettivi e lo sfoltimento di alcune parti un po' troppo romanzate.

Ancora una volta gli applausi hanno riscaldato la rappresentazione e il calore che abbiamo sentito intorno a noi è stato davvero sentito  condiviso.

Magica come sempre Sasca Malabaila con il suo canto incantevole, impeccabile Moreno Stefanini con la gestione tecnica audio e luci e sempre belli e coinvolgenti gli acquerelli di Maura Scalenghe.

Torneremo presto con nuove date e nuovi teatri dove esibire questo format che trova sempre ampi consensi.

Grazie a chi è venuto a vederci e a chi vorrà in futuro condividere queste meravigliose emozioni.

mercoledì 13 marzo 2019

Fantasia in platea!

"The theatre exists 99% in the imagination"
(cit. Stella Adler)

Questa  frase di Stella Adler scoperta grazie alla recente amicizia su Facebook con Frank Diafe, affronta il tema principe del senso della recitazione: l'astrazione.

Già Giovanni Sartori in "Homo videns" approfondisce in maniera esauriente, e non senza perplessità sulle evoluzioni del complesso dei media, il tema dell'astrazione, di quella capacità umana cioè di immaginare qualcosa partendo da un testo o da un'immagine.

Il teatro è questo, è supporto vivente all'immaginazione che per ogni spettatore assume caratteristiche differenti su cui influiscono l'educazione la cultura, il contesto sociale di riferimento.
Dunque possiamo inquadrare la frase di Stella Adler in questa logica: il regista, gli attori, gli scenografi metto in scena un'interpretazione loro dell'opera, attraverso le scelte scenografiche, ambientali, i costumi, la recitazione, ma poi ciascuno spettatore si fa una propria "regia", seleziona cioè dove porre la sua attenzione sfruttando la propria immaginazione, la propria capacità di astrarre. In questo senso, il teatro differisce radicalmente dal cinema in quanto sullo schermo la sua attenzione viene "pilotata" dal regista che sceglie le inquadrature, la fotografia, i personaggi su cui concentrarsi. In teatro no, in teatro lo spettatore scegli chi guardare, sceglie su cosa soffermarsi, si rappresenta ciò che è fuori scena, i personaggi non presenti, i contesti generali in cui si svolge la sinossi e l'azione, e lo fa appunto usando quello strumento straordinario e unico di cui giustamente Stella Adler diceva essere fatto il teatro per il 99%: l'immaginazione.

mercoledì 27 febbraio 2019

Tempo presente

La differenza sostanziale fra scrivere per il teatro e scrivere un romanzo consiste nella difficoltà che si affronta, nella stesura di un copione teatrale, quando si vogliono descrivere gli stati d'animo e i ragionamenti dei personaggi.

In un romanzo è relativamente semplice: "si rese conto di quanto tutto questo gli procurasse un sottile piacere di cui in fondo si vergognava..." infatti in questo esempio abbiamo in poco più di una riga la descrizione di una presa di coscienza unita ad una sensazione e ad una emozione.

In un testo teatrale è tutta un'altra cosa. Questi elementi devono giungere allo spettatore attraverso i dialoghi, la recitazione, il montaggio della scena e dunque comportano uno sforzo di fantasia in più che l'autore deve affrontare e risolvere se vuole che il messaggio all'origine dell'opera giunga ai presenti.
Il coro assolveva in parte a questo compito nel teatro greco antico, nella Commedia dell'Arte, Goldoni risolse questo aspetto con i cosiddetti "a parte", sebbene non fu il primo ma ne fu certamente il maggior "utilizzatore", ed erano quelle indicazioni che riportava prima di una battuta in cui scriveva "fra sé", l'attore si rivolgeva al pubblico il più delle volte accompagnando la battuta col gesto della mano tesa verticalmente accanto alla bocca. Oggi è più frequente l'adozione di monologhi: nella finzione teatrale, il personaggio rimane da solo in scena ed esprime un pensiero ad alta voce (nel dramma "La valigia" sono ricorso spesso nel primo e nel terzo atto a questo escamotage) una soluzione che, se ben dosata, può accompagnare per mano lo spettatore nell'animo del personaggio.

"L'ultimo giorno" è un romanzo breve e intimista, dunque venendo letto e recitato in scena non ha questo problema da affrontare. Per tutta la prima parte (il primo e tre quarti del secondo capitolo) è la descrizione di un travaglio interiore; ma questa volta, a differenza della Prima (in scena al Ridò il 10 novembre scorso) il testo sarà letto al tempo presente, da un illuminato suggerimento del mio maestro di regia Gian Carlo Fantò. Dunque non più "Accese un'altra sigaretta, si avvicinò alla finestra... ecc." ma "Accendo una sigaretta, mi avvicino alla finestra...", un cambiamento apparentemente minimale ma che invece modifica completamente la prospettiva. Mentre il passato colloca lo sviluppo scenico in un tempo concluso, il presente cala lo spettatore nella situazione con maggior condivisione e coinvolgimento.
"L'ultimo giorno" del 24 marzo al Piccolo Teatro Comico sarà diverso dal precedente, sarà ancora più coinvolgente e accompagnerà le emozioni con maggiore intensità.

domenica 17 febbraio 2019

Piccolo Teatro Comico



Nel cuore di Santa Rita a Torino sorge il Piccolo Teatro Comico, un gioiello di 50 posti che dal 2015 ha accolto centinaia di spettacoli con un cartellone sempre ricco di nomi di prestigio fra cui Max Pisu, Rocco Barbaro, Olcese & Margiotta, Franco Carena, Mammuth e molti altri ancora. Sotto la direzione artistica di Franco Abba, che vanta un prestigioso curriculum artistico insieme a Mauro Stante, il teatro è diventato un importante polo culturale di riferimento nella città.

Fra le peculiarità del Piccolo Teatro Comico c'è una costumeria ricca di 1.500 costumi a disposizione per noleggio a compagnie, rievocazioni storiche, cinema, feste private e tradizionali. Il servizio, curato dalle abili ed esperte costumiste Marina Raviola e Terry Cossarutto, è affidabile e molto apprezzato in quanto i costumi nascono per il teatro e non sono adattamenti.

Presso il Piccolo Teatro Comico si tengono corsi di teatro per adulti e ragazzi e corsi di dizione, rendendolo così un polo completo di formazione e divulgazione della cultura teatrale a Torino.

Domenica 24 marzo 2019 alle ore 17:00, su questo prestigioso palcoscenico, tornerà in scena "L'ultimo giorno". E' una grande soddisfazione per tutti noi poter calcare queste assi che in pochi anni sono diventate un punto di riferimento importante per il teatro torinese e non solo.

Per maggiori informazioni sulla sala potete visitare il sito del Piccolo Teatro Comico.

www.teatrocostumitorino.it

Piccolo Teatro Comico
Via Mombarcaro 99 - Torino -
Tel 339 3010381

mercoledì 14 novembre 2018

Una serata da ...sogno

Foto - Cristina Gazzola
...quella che abbiamo vissuto con voi sabato 10 novembre 2018.
Il teatro era pieno e l'attenzione totale.
La voce di Sasca ha incantato e fatto sognare, i dipinti di Maura hanno preso per mano gli spettatori e il supporto tecnico di Moreno ha reso tutto armonico e perfetto.
La sinossi ha creato tensione e partecipazione, le emozioni hanno raggiunto i cuori e gli applausi hanno accompagnato la serata numerosi e generosi.

Non potevamo cheidere di meglio, e personalmente non potevo chiedere un compleanno più bello (giacché il 10 novembre di tanti, troppi anni fa venni al mondo). Il regalo più bello era il chiacchiericcio delle persone in sala che giungeva in camerino e che scaldava il cuore e rendeva l'attesa magica e straniante.

Grazie a chi c'era e a chi non ha potuto esserci.

Noi ci saremo ancora.

Buona vita

Giuseppe Izzinosa

giovedì 8 novembre 2018

Pochi giorni alla prima

La prova generale.
Un momento importante, il momento cardine per capire se tutto il lavoro fatto è pronto per essere messo in scena. Sotto la guida tecnica di Moreno Stefanini si dipana tutto lo spettacolo come se si fosse davanti al pubblico reale.
Non c'è tempo per ripensamenti o modifiche sostanziali, quello che si è fatto si è fatto. Ora si possono solo limare e migliorare alcuni dettagli, perfezionare qualche prestazione, rivedere qualche soluzione ma si tratta di minimalia.
Allestire uno spettacolo, per quanto essenziale possa essere, comporta un movimento di persone, azioni e lavoro notevole.
Se si è lavorato bene e con entusiasmo il risultato sarà sicuramente ottimo, altrimenti si dovranno rivedere delle cose.

Ci abbiamo messo l'anima, sabato ci metteremo l'entusiasmo, gli spettatori l'attenzione e, speriamo, la vicinanza.
Il silenzio del pubblico è carico di tensione, di scambio, di emozione, è un silenzio che vibra, che parla, che attraversa le anime presenti, quelle di chi si esibisce e di chi assiste.

Per il debutto del 10 novembre noi siamo pronti.
E voi?


lunedì 5 novembre 2018

La struttura tecnica

Come in un organismo vivente, fatto di anima, immagine e movimento, anche uno spettacolo teatrale di qualunque natura e dimensione ha bisogno di un suo sistema nervoso e osseo.
Questo duplice ruolo ne "L'ultimo giorno" è affidato al supporto tecnico audio e luci. 

Moreno Stefanini ha un curriculum lunghissimo sia come tecnico che come autore e cantante e pochi, come lui, possono vantare competenze così ampie e un'esperienza così lunga e navigata.

"L'ultimo giorno" non è solo lettura ma anche musica, basi selezionate, luci ed effetti. Questi elementi devono essere coordinati con attenzione e competenza, il loro equilibrio, la loro precisione e puntualità contribuiscono, in maniera fondamentale, a conseguire il risultato finale che è quello di calare lo spettatore in uno stato d'animo che è proprio del protagonista narrato.

Un lavoro non facile quello di materializzare le emozioni, di far giungere ciò che si vuole dove si vuole, cioè al cuore dello spettatore. Coordinare con attenzione e competenza strumenti e dispositivi richiede riflessi pronti, attenzione, competenza, abilità nel risolvere possibili inconvenienti improvvisi e tanta esperienza.
Aver affidato a Moreno Stefanini questo ruolo è la garanzia di confezionare un "prodotto" eccellente e di ottima fattura.

giovedì 1 novembre 2018

Il 10 novembre al Ridò



Il Ridò è un teatro piccino ma accogliente con un palco generoso e una sessantina di posti a sedere.
Collocato a Torino, al limite occidentale del quartiere Santa Rita, a ridosso di Corso Siracusa, in via Guglielminetti 17 in fondo ad un cortile, ha ospitato e ospita numerose iniziative culturali legate al teatro, alla musica e allo spettacolo in generale.
Vi si tengono anche corsi di ginnastica, teatro per ragazzi e adulti, stages vari e la sua gestione è legata all'associazione culturale Eraora che cura la promozione, diffusione e la conoscenza del teatro.

In questo locale, sabato 10 novembre si terrà la prima de "L'ultimo giorno". Il locale è raccolto, offre una buona acustica e con abile gioco di tende si creano quinte e spazi inimagginabili sul palco che è a contatto con la platea.

I biglietti dello spettacolo sono prenotabili a questo indirizzo: https://goo.gl/forms/lw65hZHX6MjQ39192 la tariffa è di 10 euro interi e 8 euro i ridotti per chi ha più di 65 anni, il saldo si farà alla cassa la sera dello spettacolo.

A tutti gli spettatori sarà offerto un piccolo gadget a ricordo della serata.

Vi aspettiamo numerosi!!!

Giuseppe Izzinosa
Sasca Malabaila
Maura Scalenghe
Moreno Stefanini

e lo staff del Ridò

Appuntamento a sabato sera 10 novembre 2018




domenica 28 ottobre 2018

Da Tespi all'Ultimo giorno

Tespi (l'inventore del "Carro di Tespi", il primo spettacolo viaggiante) poco più di cinquecento anni prima di Cristo, creò la figura del protagonista (primo attore) separata dal coro, Eschilo aggiunse quella del deuteragonista (il secondo attore) Sofocle infine introdusse il terzo attore e la decorazione di scena.

"L'ultimo giorno" offre allo spettatore tutti questi elementi in chiave moderna: il lettore di scena (che nella tradizione di Tespi corrisponde all'interprete che coincideva con l'autore), il coro che viene interpretato dal canto di Sasca Malabaila e le decorazioni di scena affidate agli acquerelli di Maura Scalenghe proiettati sullo sfondo. Più uno: l'io narrante.

La figura del narratore accompagna lo spettatore scoprendo insieme a lui lo svolgersi della vicenda senza mostrare di essere al corrente di fatti che non sono noti allo spettatore stesso e quindi ponendosi al suo fianco, diventando così di fatto un ulteriore elemento dello spettacolo, un elemento che a tratti giudica e altrimenti osserva; ne "L'ultimo giorno" l'io narrante espone il travaglio interiore del protagonista, conduce lo spettatore nei meandri del pensiero e gli offre tutti i possibili scenari.

C'è un distacco fra narratore e protagonista/deuteragonista, che consente allo spettatore di "essere" i personaggi senza vederli ma immaginandoli. Complice di questo intreccio, in soccorso dell'astrazione dello spettatore giungono il canto e la decorazione di scena, il tutto in chiave contemporanea.

Dato che "il teatro è l'arte più viva poiché è la poesia della vita" (Silvio D'Amico), la sua evoluzione non può non tenere conto delle sue origini per quanto remote esse possano essere.


giovedì 18 ottobre 2018

Sono fatto così

E' una delle frasi più frequenti che diciamo e non sempre ne cogliamo la pienezza del significato.
"Sono fatto così" è un concetto sovente usato come una scusa per giustificare, quale ultima spiaggia, i propri difetti, è un po' come dire "che posso farci?", come Jessica Rabbit: "Io non sono cattiva ma mi disegnano così…".
Il protagonista de "L'ultimo giorno" prende coscienza di com'è fatto, si rende conto che quel "così" non va bene, che quel disegno di cui è oggetto e artefice allo stesso tempo non è bello, che deve cambiare e si avvia nel processo di trasformazione attraverso un percorso doloroso e tormentato. Si rende conto che il sé non è solo il sé stesso ma è anche altri.
Il principio secondo cui "nessuno è un'isola" è ancora più forte in questo racconto e si manifesta nel momento in cui il protagonista comprende qual è il punto di partenza, l'avvio del suo riscatto, quando comprende finalmente che il sé passa anche, e forse soprattutto, fuori di sé.

sabato 6 ottobre 2018

Prova e ridi, ridi e prova...






Il dieci novembre è sempre più vicino.
Le prove si fanno più intense, i dipinti di Maura, il canto di Sasca, gli allestimenti di Moreno... le idee, i suggerimenti, i confronti, le valutazioni sulla prosodia del testo, il tono delle basi, le scelte delle luci, tutto contribuisce a rendere quest'esperienza meravigliosa.
Usciamo sempre allegri, divertiti, arricchiti...
Stiamo bene insieme, ciascuno per le proprie competenze offre il meglio incontrando negli altri supporto, consiglio e sempre un sorriso.
E poi si ride, si ride tanto in scena, fare teatro senza ridere è come mangiare senza sale. Le risate sono il sapore, il brio, la scossa che non deve mai mancare quando ci si prepara ad un evento teatrale, quale che sia il suo tema, drammatico, comico, leggero, impegnato.

Non potrei mai fare teatro se non ridessi con i miei compagni di scena, compagni di viaggio, compagni di tante cose belle che sabato 10 novembre saremo felici di offrivi al Ridò di Torino.

Giuseppe

lunedì 17 settembre 2018

Fare del male per non farsi del male

"Il peggiore dei mali non è quello che infliggiamo agli altri ma quello che consentiamo alla nostra coscienza di infliggere a noi.

Se il sottotitolo è eloquente: "La consapevolezza rivelata" quale presa di coscienza della propria condizione umana, il condensato de "L'ultimo giorno" ("Il peggiore dei mali...") è la constatazione di quanto si possa stare male per non stare male. L'ossimoro del nostro tempo. A volte difendersi comporta l'alienarsi, il rinchiudersi in sé limitandosi a prendere dagli altri quello che serve senza dare altrettanto. L'autoesclusione per non esporsi al rischio della caduta, della sofferenza, del coinvolgimento. Tutto questo si trasforma in egoismo, in respingimento del prossimo, in indifferenza verso le tragedie umane che si consumano intorno. Non è una difesa reale, efficace, è una idea di difesa, di minima fuga, a volte vigliacca, dalle responsabilità che si teme di dover assumere.
Altre volte è una reazione ad un trauma, comprensibile azione volta a prevenire ulteriori sofferenze, ma alla fine produce sempre un danno, un isolamento mai salutare, poiché dal dolore si esce col confronto, con l'aiuto degli altri, aprendosi, scoprendo nuovi territori della relazione mai bene esplorati tanto per pigrizia quanto per timore. 
"L'ultimo giorno" indaga questo luogo interiore e cerca una via d'uscita, un salvifico cambiamento che riporti alla vita cercando il buono delle cose attraverso un doloroso passaggio che renda il futuro migliore del passato percorrendo un presente in cui a fatica si fa cadere la corazza che il protagonista si è costruito, il carapace, l'esoscheletro che gli impedisce di godere appieno dei frutti della vita.
Aver lasciato che la propria coscienza di sé infliggesse il male della solitudine quale atteggiamento espiatorio e salvifico è stato un errore che nel tempo presenta un conto sempre più alto.
Un conto che prima o poi va pagato.

venerdì 7 settembre 2018

Guardarsi dentro

La cosa più difficile del mondo è guardare dentro sé stessi.
Ci sono sempre angoli che non conosciamo bene dentro la nostra mente, luoghi che sentiamo come inquietanti. Angoli fisiologici e inevitabili, pulsioni antropologiche, sentimenti sgradevoli anche violenti. Fanno parte della nostra natura umana, dell'istinto primordiale di sopravvivenza che è disposto a tutto pur di preservare l'individuo.
Non dobbiamo temerli, sono utili anche loro, ma è necessario controllarne l'affiorare e coniugarlo con l'ambiente che ci circonda, adattare i lati oscuri dandogli il giusto spazio impedendo che prevalgano sul nostro comportamento.
"L'ultimo giorno" è il drammatico, intenso e salvifico incontro con l'antisocialità protettiva che il protagonista ha dentro sé stesso, che lo allontana, lo isola e lo condanna.
La dolorosa consapevolezza di questa condizione intima e interiore lo porterà verso una riscoperta di valori importanti, aprendo drammaticamente la strada a un nuovo vivere.
"L'ultimo giorno" è un racconto di speranza, è un viaggio verso la riconciliazione con sé stessi, è l'io che si libera delle sue limitazioni per vivere meglio, per essere sereno, per avvicinarsi alla felicità.

martedì 28 agosto 2018

In scena

Il 10 novembre 2018 al Ridò di Via Guglielminetti 17 a Torino, porterò in scena questo testo accompagnato da una selezione di canzoni di Sasca Malabaila e gli acquerelli di Maura Scalenghe.

Da un episodio inspiegabile, il protagonista scopre sé stesso, le proprie meschinità ed egoismi. Il recupero dovrà fare i conti con le ferite che ha lasciato alle sue spalle, con un finale a sorpresa.

Pubblicai questo mio racconto breve in quattro capitoli come romanzo d'appendice nell'estate del 2011 sul mio profilo Facebook e riscontrai incoraggianti consensi. Sette anni dopo lo propongo in scena attraverso la lettura interpretativa: una chiave suggestiva per coinvolgere emotivamente lo spettatore e indurlo a porsi domande cui cercare risposte.