lunedì 5 novembre 2018

La struttura tecnica

Come in un organismo vivente, fatto di anima, immagine e movimento, anche uno spettacolo teatrale di qualunque natura e dimensione ha bisogno di un suo sistema nervoso e osseo.
Questo duplice ruolo ne "L'ultimo giorno" è affidato al supporto tecnico audio e luci. 

Moreno Stefanini ha un curriculum lunghissimo sia come tecnico che come autore e cantante e pochi, come lui, possono vantare competenze così ampie e un'esperienza così lunga e navigata.

"L'ultimo giorno" non è solo lettura ma anche musica, basi selezionate, luci ed effetti. Questi elementi devono essere coordinati con attenzione e competenza, il loro equilibrio, la loro precisione e puntualità contribuiscono, in maniera fondamentale, a conseguire il risultato finale che è quello di calare lo spettatore in uno stato d'animo che è proprio del protagonista narrato.

Un lavoro non facile quello di materializzare le emozioni, di far giungere ciò che si vuole dove si vuole, cioè al cuore dello spettatore. Coordinare con attenzione e competenza strumenti e dispositivi richiede riflessi pronti, attenzione, competenza, abilità nel risolvere possibili inconvenienti improvvisi e tanta esperienza.
Aver affidato a Moreno Stefanini questo ruolo è la garanzia di confezionare un "prodotto" eccellente e di ottima fattura.

giovedì 1 novembre 2018

Il 10 novembre al Ridò



Il Ridò è un teatro piccino ma accogliente con un palco generoso e una sessantina di posti a sedere.
Collocato a Torino, al limite occidentale del quartiere Santa Rita, a ridosso di Corso Siracusa, in via Guglielminetti 17 in fondo ad un cortile, ha ospitato e ospita numerose iniziative culturali legate al teatro, alla musica e allo spettacolo in generale.
Vi si tengono anche corsi di ginnastica, teatro per ragazzi e adulti, stages vari e la sua gestione è legata all'associazione culturale Eraora che cura la promozione, diffusione e la conoscenza del teatro.

In questo locale, sabato 10 novembre si terrà la prima de "L'ultimo giorno". Il locale è raccolto, offre una buona acustica e con abile gioco di tende si creano quinte e spazi inimagginabili sul palco che è a contatto con la platea.

I biglietti dello spettacolo sono prenotabili a questo indirizzo: https://goo.gl/forms/lw65hZHX6MjQ39192 la tariffa è di 10 euro interi e 8 euro i ridotti per chi ha più di 65 anni, il saldo si farà alla cassa la sera dello spettacolo.

A tutti gli spettatori sarà offerto un piccolo gadget a ricordo della serata.

Vi aspettiamo numerosi!!!

Giuseppe Izzinosa
Sasca Malabaila
Maura Scalenghe
Moreno Stefanini

e lo staff del Ridò

Appuntamento a sabato sera 10 novembre 2018




domenica 28 ottobre 2018

Da Tespi all'Ultimo giorno

Tespi (l'inventore del "Carro di Tespi", il primo spettacolo viaggiante) poco più di cinquecento anni prima di Cristo, creò la figura del protagonista (primo attore) separata dal coro, Eschilo aggiunse quella del deuteragonista (il secondo attore) Sofocle infine introdusse il terzo attore e la decorazione di scena.

"L'ultimo giorno" offre allo spettatore tutti questi elementi in chiave moderna: il lettore di scena (che nella tradizione di Tespi corrisponde all'interprete che coincideva con l'autore), il coro che viene interpretato dal canto di Sasca Malabaila e le decorazioni di scena affidate agli acquerelli di Maura Scalenghe proiettati sullo sfondo. Più uno: l'io narrante.

La figura del narratore accompagna lo spettatore scoprendo insieme a lui lo svolgersi della vicenda senza mostrare di essere al corrente di fatti che non sono noti allo spettatore stesso e quindi ponendosi al suo fianco, diventando così di fatto un ulteriore elemento dello spettacolo, un elemento che a tratti giudica e altrimenti osserva; ne "L'ultimo giorno" l'io narrante espone il travaglio interiore del protagonista, conduce lo spettatore nei meandri del pensiero e gli offre tutti i possibili scenari.

C'è un distacco fra narratore e protagonista/deuteragonista, che consente allo spettatore di "essere" i personaggi senza vederli ma immaginandoli. Complice di questo intreccio, in soccorso dell'astrazione dello spettatore giungono il canto e la decorazione di scena, il tutto in chiave contemporanea.

Dato che "il teatro è l'arte più viva poiché è la poesia della vita" (Silvio D'Amico), la sua evoluzione non può non tenere conto delle sue origini per quanto remote esse possano essere.


giovedì 18 ottobre 2018

Sono fatto così

E' una delle frasi più frequenti che diciamo e non sempre ne cogliamo la pienezza del significato.
"Sono fatto così" è un concetto sovente usato come una scusa per giustificare, quale ultima spiaggia, i propri difetti, è un po' come dire "che posso farci?", come Jessica Rabbit: "Io non sono cattiva ma mi disegnano così…".
Il protagonista de "L'ultimo giorno" prende coscienza di com'è fatto, si rende conto che quel "così" non va bene, che quel disegno di cui è oggetto e artefice allo stesso tempo non è bello, che deve cambiare e si avvia nel processo di trasformazione attraverso un percorso doloroso e tormentato. Si rende conto che il sé non è solo il sé stesso ma è anche altri.
Il principio secondo cui "nessuno è un'isola" è ancora più forte in questo racconto e si manifesta nel momento in cui il protagonista comprende qual è il punto di partenza, l'avvio del suo riscatto, quando comprende finalmente che il sé passa anche, e forse soprattutto, fuori di sé.

sabato 6 ottobre 2018

Prova e ridi, ridi e prova...






Il dieci novembre è sempre più vicino.
Le prove si fanno più intense, i dipinti di Maura, il canto di Sasca, gli allestimenti di Moreno... le idee, i suggerimenti, i confronti, le valutazioni sulla prosodia del testo, il tono delle basi, le scelte delle luci, tutto contribuisce a rendere quest'esperienza meravigliosa.
Usciamo sempre allegri, divertiti, arricchiti...
Stiamo bene insieme, ciascuno per le proprie competenze offre il meglio incontrando negli altri supporto, consiglio e sempre un sorriso.
E poi si ride, si ride tanto in scena, fare teatro senza ridere è come mangiare senza sale. Le risate sono il sapore, il brio, la scossa che non deve mai mancare quando ci si prepara ad un evento teatrale, quale che sia il suo tema, drammatico, comico, leggero, impegnato.

Non potrei mai fare teatro se non ridessi con i miei compagni di scena, compagni di viaggio, compagni di tante cose belle che sabato 10 novembre saremo felici di offrivi al Ridò di Torino.

Giuseppe

lunedì 17 settembre 2018

Fare del male per non farsi del male

"Il peggiore dei mali non è quello che infliggiamo agli altri ma quello che consentiamo alla nostra coscienza di infliggere a noi.

Se il sottotitolo è eloquente: "La consapevolezza rivelata" quale presa di coscienza della propria condizione umana, il condensato de "L'ultimo giorno" ("Il peggiore dei mali...") è la constatazione di quanto si possa stare male per non stare male. L'ossimoro del nostro tempo. A volte difendersi comporta l'alienarsi, il rinchiudersi in sé limitandosi a prendere dagli altri quello che serve senza dare altrettanto. L'autoesclusione per non esporsi al rischio della caduta, della sofferenza, del coinvolgimento. Tutto questo si trasforma in egoismo, in respingimento del prossimo, in indifferenza verso le tragedie umane che si consumano intorno. Non è una difesa reale, efficace, è una idea di difesa, di minima fuga, a volte vigliacca, dalle responsabilità che si teme di dover assumere.
Altre volte è una reazione ad un trauma, comprensibile azione volta a prevenire ulteriori sofferenze, ma alla fine produce sempre un danno, un isolamento mai salutare, poiché dal dolore si esce col confronto, con l'aiuto degli altri, aprendosi, scoprendo nuovi territori della relazione mai bene esplorati tanto per pigrizia quanto per timore. 
"L'ultimo giorno" indaga questo luogo interiore e cerca una via d'uscita, un salvifico cambiamento che riporti alla vita cercando il buono delle cose attraverso un doloroso passaggio che renda il futuro migliore del passato percorrendo un presente in cui a fatica si fa cadere la corazza che il protagonista si è costruito, il carapace, l'esoscheletro che gli impedisce di godere appieno dei frutti della vita.
Aver lasciato che la propria coscienza di sé infliggesse il male della solitudine quale atteggiamento espiatorio e salvifico è stato un errore che nel tempo presenta un conto sempre più alto.
Un conto che prima o poi va pagato.

venerdì 7 settembre 2018

Guardarsi dentro

La cosa più difficile del mondo è guardare dentro sé stessi.
Ci sono sempre angoli che non conosciamo bene dentro la nostra mente, luoghi che sentiamo come inquietanti. Angoli fisiologici e inevitabili, pulsioni antropologiche, sentimenti sgradevoli anche violenti. Fanno parte della nostra natura umana, dell'istinto primordiale di sopravvivenza che è disposto a tutto pur di preservare l'individuo.
Non dobbiamo temerli, sono utili anche loro, ma è necessario controllarne l'affiorare e coniugarlo con l'ambiente che ci circonda, adattare i lati oscuri dandogli il giusto spazio impedendo che prevalgano sul nostro comportamento.
"L'ultimo giorno" è il drammatico, intenso e salvifico incontro con l'antisocialità protettiva che il protagonista ha dentro sé stesso, che lo allontana, lo isola e lo condanna.
La dolorosa consapevolezza di questa condizione intima e interiore lo porterà verso una riscoperta di valori importanti, aprendo drammaticamente la strada a un nuovo vivere.
"L'ultimo giorno" è un racconto di speranza, è un viaggio verso la riconciliazione con sé stessi, è l'io che si libera delle sue limitazioni per vivere meglio, per essere sereno, per avvicinarsi alla felicità.